02 agosto 2016
Un raggio di sole e un cielo senza nuvole è apparso questo pomeriggio. Nella vita possono accadere tante cose, vicissitudini che ti portano ad un certo punto a fermarti, in silenzio.
Se sei sereno con te stesso, lo sei anche con il mondo, sei in armonia con il tutto. Riesci a guardare oltre, e vedere quanto l'uomo è piccolo di fronte a tanta vastità, ma allo stesso tempo, riesci a guardare la parte più piccola e nascosta delle cose, quello che ci circonda.
Quando si è tanto coinvolti dal lavoro, dalla frenesia del tempo, non ci si ferma, a osservare, non si ha tempo.
Se riesci a fermarti, guardi negli occhi le persone, vedi la loro unicità e la voglia di rimanere così, immobili, a osservare.
Bisogna esercitare questa pratica. Noi, cittadini, ci siamo persi questa abilità, che è da riscoprire e far si che entri a far parte della nostra vita.
Noi siamo così piccoli, in questo mondo, così grande.
La vita è un attimo fuggente, e te ne rendi conto quando ti sei lasciato scappare tante opportunità, non le cogli nel momento in cui ti si presentano davanti e volano.
Ma recuperando la capacità di entrare in sintonia con il mondo, divenendone un tutt'uno, forse queste opportunità si ripresentano, sotto altre forme, e allora le dobbiamo cogliere, non farle fuggire. Questa volta no.
Cosa rimane di noi dopo questa vita? Un alito di vento che parla di chi si era fermato in quel punto ad osservare.
La vita è bella, va vissuta con voracità, e con il fervore che solo noi esseri umani siamo capaci di avere.
Vivi
Questa mattina non è iniziata bene, sarà per la nottataccia trascorsa girandomi nel letto cercando una posizione che mi consentisse di dormire. Invece quel drenaggio, cavolo,! Un tubo nella pancia che ti impedisce di muoverti. Nel sonno poi, devi stare comunque allerta e fare attenzione a non tirarlo troppo, insomma anche quando ti rilassi e sembra che il sonno sopraggiunga,... ti viene in mente che il tubo che si raccorda ad un contenitore aspirante è li a ricordarti di muoverti con attenzione e delicatezza.
Così dopo le mille peripezie della notte, mi sveglio alle prime luci dell'alba aspettando che un altro giorno trascorra.
Forse il nervosismo di oggi è causato un po' dal tempo che lascia intravedere un sole pallido, un cielo grigio tipico delle giornate su al nord di mezza estate, forse un po' sapere che famigliari e amici sono in trepida attesa di avere notizie sul decorso clinico e su quando potrò essere dimessa, ma tutto tace.
Io, fisicamente mi sento meglio, mi alzo, faccio qualche breve tratto a piedi, mangio, certo quello che passa il convento come si suole dire, ma è sufficiente in questo momento.
Psicologicamente? Per fortuna ho amiche fantastiche che oltre a non lasciarmi mai sola, mi sostengono e mi fanno ridere con le sciocchezze che dicono, a proposito sapete che anche scientificamente è stato dimostrato che la terapia del sorriso aiuta la guarigione? E poi ci sono i familiari, che sono sempre presenti, non potrei chiedere di più.
Ma oggi in modo particolare sono in attesa di un primo superficiale riscontro istologico, non il definitivo ma comunque interessante perché in prima battuta ci può orientare verso quello che sarà il prossimo futuro.
L'ansia e la preoccupazione aumenta, sono umana anche io, che pretendete, ne va del futuro non solo mio ma anche di chi mi vuole bene.
Oggi la definirei una giornata particolare, ma se come per questo sole che sembra voglia uscire dalle nuvole per illuminare e dare valore, allora anche la mia giornata sicuramente può migliorare.
Poi un po' di musica di sottofondo, aiuta a rilassarmi e fare scivolare meglio questa lunga giornata.
Comunque sia il motto di oggi è: i guerrieri sorridono anche quando va tutto male, ed io sono una guerriera.
Vivi
31 luglio 2016

01/08/2016

Una mattina in ospedale

Pensieri di una donna in un momento particolare della sua vita

Già, poco comune ma che nella mia vita si ripete per l’ennesima volta. Questa però pare sia una prova un po’ più dura rispetto alle precedenti.

È l’insolita giornata di vita vissuta in ospedale, non come professionista oggi, ma come donna che vive l’esperienza dell’intervento chirurgico, che in qualche senso ti espropria del diritto di chiamarti donna perché ti tolgono gli attributi per procreare.

Vero, l’utero non è tutto, ma sicuramente, dà che il Signore ha voluto creare l’uomo e la donna sulla faccia della terra, beh già da allora il significato primo , dell’esistenza stessa dei due esseri, era proprio quello della procreazione; è anche vero, che la donna non può dare alla luce figli fino alla morte, ma la natura ci viene incontro in questo, stabilendo un limite massimo di età, affinché i bambini nati dall’unione dell’uomo e dalla donna, possano vivere quanto più a lungo, educati alla vita autonoma ed evitare l’estinzione dell’uomo e , procrastinando la vita sulla terra.

L’utilità di avere quest’organo è notevole, anche se sinceramente una donna su tre nella sua vita ha avuto qualche problemino, di vario genere certamente, ma comunque l’ha avuto.

Ora: il motivo del mio soggiorno qui ormai credo sia piuttosto chiaro, una isterectomia totale con exeresi degli annessi cutanei per un minimo coinvolgimento dei tessuto circostanti dati da un tumore, e dopo sei giorni di ricovero, ancora dal drenaggio addominale esce liquido proveniente dalla cavità addominale.

Ecco allora che dopo aver smaltito gran parte dei farmaci antalgici che non mi consentivano tra l’altro di essere particolarmente lucida, ricompaiono i pensieri, quelli più profondi e intimi che solitamente stanno nel cuore aspettando di riemergere.  Di notte questi pensieri con l’oscurità ed il silenzio, ce la fanno, e irrompono con tutta la loro energia, svegliandomi si soprassalto con la tensione di avere qualcosa da fare o da dire all’improvviso. Cose che possono essere a volte anche banali, chissà perché in quel momento appaiono come gigantesche montagne insormontabili. Poi, con calma, respiri profondi, ti rendi conto pian piano che i dubbi e le incertezze e anche le paure, si ridimensionano, lasciando il posto man mano a pensieri più dolci e accoglienti, e ti ripropone di rimandare ad un momento più consono i grovigli di pensieri, un momento più clamore lucido in cui è più facile sbrogliare il tutto venendo a api di ogni filo, e cominciare così una nuova tela.

In fondo, non è di notte che si possono risolvere i problemi della tua vita no? ma con la pazienza, determinazione e risolutezza, in pratica in un altro momento.

Il giorno, oggi, nasce con la consapevolezza che una lunga ed estenuante attesa mi accompagnerà per qualche settimana. È un’attesa data dalle analisi dell’analogo patologo, il quale rivelerà la natura e la conseguente prosecuzione di ulteriori terapia a cui sottopormi per guarire da questo cancro.

Ma quello che faccio fatica a spiegarmi, e qui vorrei suggerimenti.

Nel corso della mia vita, sono arrivata a diventare infermiera laureandomi a quaranta’ anni. Durante il tirocinio nel corso dei tre anni, rimanendo molto colpita dalla mia reazione e dai miei atteggiamenti verso coloro che sono affetti da questo male e del modo di operare dei colleghi in questo contesto, decisi di approfondire, attraverso gli studi, tutte le discipline correlate, come psicologia, radioterapia, farmacologia, infermieristica clinica in ambito oncologico, ecc.  e portando come tesi di Laurea al termine del percorso di facoltà, uno studio sull’applicazione della Legge 38 che sostiene il controllo del dolore nel malato oncologico e cronico fino al termine della vita, con tutti gli aiuti possibili che possono esserci, farmacologici e non.

Dopo la laurea vengo assunta in ospedale, e lì mi viene proposto proprio di lavorare in reparto di oncologia, inizialmente ero molto spaventata, sia per il nuovo ruolo assunto, sia perché tutte quelle persone che assisti, ti coinvolgono emotivamente perché arrivano tanto carichi di vissuto esperienziale personale, quasi da toglierti il fiato.

Colgo l’occasione quindi per iscrivermi all’unico Master in infermieristica oncologica che sia mai stato fatto in Italia, e che forse pochi ne saranno in futuro…. Gli altri sono tutti dedicati ai vari aspetti in ambito oncologico, il più frequentato è forse quello di cure palliative.

E non bastasse, al termine dell’anno di studi, sono chiamata a far parte del gruppo di lavoro per il miglioramento dell’assistenza infermieristica, attraverso la progettualità e sperimentazione di nuovi modelli assistenziali, divenendone il leader.

A questo punto della mia vita, sia essa personale che professionale, essenzialmente mi chiedo, perché a me e perché ora.

Io credo che la risposta sia semplice… il vissuto in prima persona di quanto vivi accanto alle persone che assisti ogni giorno, rivestendo un ruolo professionale, ti aiuta a comprendere l’incomprensibile.

Attenzione, non dico che ogni infermiere deve vivere una storia di malattia per lavorare, assolutamente no. Solo, credo che questo sia un modo, per me e solo per me, di diventare una persona ed un’infermiera migliore.

I tanti e noti studi, rivelano che ogni persona per uscire dal tunnel della malattia, debba in qualche modo assegnarle una spiegazione al fatto che essa si sia presentata, c’è chi sostiene sia un fatto divino, chi perché ha commesso molti peccati, chi lo allega al destino, chi si arrabbia con gli altri, chi non sa a chi attribuirne la colpa.

Anche io in tutto questo, non esente dalla messa in atto di tutti quei processi che portano a meccanismi di difesa mentali, cerco di darmi una spiegazione, più che altro forse lo si fa per sopravvivere.

Quindi la mia spiegazione la riporto a quanto ho detto sopra.

Comunque nel rispetto delle idee di ognuno, cerco anche altre spiegazioni, se qualcuno può darmele, ricordando la successione degli avvenimenti che sono capitati nella mia vita negli ultimi anni e che mi hanno portata ad essere qui oggi, anche per scrivere.

Buona giornata a tutti,

Viviana

 

 

 
17 luglio 2016

In cammino verso Assisi

Un viaggio alla scoperta delle origini della cristianità in Italia

Tre giorni, per evadere dal quotidiano, dalle fatiche, dai soliti problemi che ci attanagliano.
Un viaggio che è un continuum con quello precedente, a Subiaco, fatto lo scorso Dicembre. Un viaggio che percuote l'animo, risvegliando le emozioni più semplici e profonde. Questa volta in compagnia di splendidi amici, scendiamo verso Assisi. Allontanandoci dall'autostrada dell'Adriatica, e percorrendo la strada statale che attraversa gli appennini, ci accostiamo alla cittadina che accoglie l'essenza della cristianità, dove il "giullare di Dio", S.Francesco ha vissuto ed è morto. 150 Km per raggiungere il paese, grandi distese di boschi impervi, qua e là case  e chiese isolate che si intravedono nel verde fanno percepire la presenza dell'uomo. piano piano sembra di attraversare la porta del tempo, portandoci indietro di secoli. Solo quando giungiamo a destinazione, il pellegrinaggio di molti fedeli provenienti da ogni parte del mondo, ci fa ripiombare nella realtà: il commercio di ogni tipo di oggetto raffigurante il santo, negozi e botteghe lungo tutti i viali che ci portano alla grande Basilica.
La chiesa, composta da due grandi piani, la Basilica superiore, dove sono esposti gli affreschi dipinti da Giotto, che raffigurano come in una pellicola che si sviluppa lungo tutte le pareti, racconta della vita del Santo, mentre la Basilica inferiore anch'essa dipinta con molteplici affreschi, racconta da un lato la vita del santo e dall'altro in parallelismo, la vita di Gesù; un confronto continuo tra i due che appare molto simile. il Frate che ci accompagna descrivendoci la storia di S.Francesco, i momenti più salienti della sua vita, e le vicende storiche della Basilica stessa, ci racconta come interpretare il cammino attraverso le navate partendo dalla chiesa inferiore per uscire da quella superiore.
Si entra dalla grande porta, quest'anno in particolare, dedicata all'anno del Giubileo, della misericordia che ha indetto Papa Francesco; dunque dalla porta Santa. si percorre la navata appunto, con grande raccoglimento e osservando i dipinti, in una penombra quasi surreale, si cerca tra lo stupore e le emozioni, di percorrere la propria vita, cercando di darne un senso. ma si arriva all'altare che spiegazioni ancora non se ne hanno...
saliamo i gradini di marmo per raggiungere la Basilica superiore, ed in senso inverso rispetto a quella di sotto, si parte dall'altare per raggiungere la porta d'uscita, sovrastata da un grande rosone che filtra la luce che illumina i volti delle persone che attraversano il corridoio.
il frate ci spiega che il senso di percorrere in questo modo l'intera chiesa, è data dalla possibilità data all'uomo che si accosta a Dio, di vedere la profondità del proprio animo, per guardare alla nostra proiezione verso la morte, guardando i propri peccati e potersi pentire, o anche per cercare la semplicità delle cose per riscoprirne un nuovo senso. la salita dalle scale rappresenta l'ascesa verso il Santissimo, e la via da percorrere verso il rosone, ovvero verso la luce, la vita..
prima di uscire dalla  porta, un affresco alla destra, sta a simboleggiare il Santo che ci indica il cammino verso il mondo, l'esterno, l'ambiente comune, dove portare la sua parola, il suo messaggio di fede, carità umiltà e povertà, ricordandoci di non tenere per noi stessi quanto vissuto tra quelle pareti, ma di divulgare la parola.
Le emozioni provate, sono indescrivibili. Un senso di pace, pervade il corpo, ma sopratutto la possibilità di vivere quei momenti quando il numero di pellegrini che affluivano era ridotto, ha reso la nostra visita ancora più intensa.
Al di sotto della Basilica, la cripta contenente le spoglie del Santo e dei suoi quattro fedeli amici, appare come un luogo ancora più distante dalla moderna società. un posto che favorisce il contatto con qualcosa che sta al sopra di ogni cosa, impercettibile alla vista, ma che si sente nel cuore. Un vissuto particolare, che distoglie dalla materialità ed espone le emozioni ed i sensi a qualcosa che va oltre.
Esperienza particolare da vivere in assoluto coinvolgimento con il proprio spirito ed essenza umana.
Usciti dalla Basilica, e percorrendo le strade di Assisi, pare di essere persone nuove, rinate, o semplicemente rinvigorite da questa contemplazione con il Divino.
12 dicembre 2015
Si è concluso il Master in infermieristica oncologica tenutosi presso l'Istituto Oncologico Europeo.
15 infermieri, tra cui io, abbiamo portato a termine questo viaggio, nuove esperienze e conoscenze in un modo ad alcuni sconosciuto. Difficile, ma gratificante, sopratutto perché ci si è messi in discussione e  condiviso emozioni a volte anche forti. Il paziente affetto da patologie oncologiche, oggi più che mai consapevole di ciò che va ad affrontare, chemioterapia, radioterapia, interventi chirurgici a volte devastanti che cambiano radicalmente la loro vita e quella dei loro cari  accettando a volte con rassegnazione e a volte lottando fino all'ultimo respiro. quando ci si relaziona con persone che hanno vissuto queste esperienze, ti rendi conto di quanto è fragile l'essere umano e quanto con poco si può fare molto, al di là delle terapie mediche e chirurgiche. Il tocco con una carezza, un sorriso, una parola dolce, e il silenzio, sono molto più terapeutici.
noi tutti abbiamo iniziato questo percorso di studi forse un po' inconsapevoli di ciò che avremmo visto e vissuto, ma alla fine la consapevolezza della grande opportunità avuta, ci ha uniti.



Per ricevere gli articoli comodamente via Email:

oppure puoi iscriverti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

Translate:

Post più popolari

Lettori Fissi:

Condividi su:

Bookmark and Share

Contatore sito