29 novembre 2009

Per le donne tra i 15 e i 44 anni la violenza è la prima causa di morte e di invalidità: ancor più del cancro, della malaria, degli incidenti stradali e persino della guerra. Questo dato sconvolgente, proveniente da una ricerca della Harvard University, apre il rapporto sulla violenza contro le donne nel mondo diffuso in questi giorni dal "Panos Institute" di Londra, un'organizzazione non governativa che si occupa di problemi globali e dello sviluppo.
l'Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. E, come si può verificare anche solo aprendo le
 pagine di cronaca dei quotidiani, il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti a ruota dagli amici: vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio.

In Gran Bretagna, ad esempio, ogni anno una donna su dieci viene picchiata a sangue dal partner, marito o amante che sia. In Canada e in Israele è più probabile che una don
 na venga uccisa dal proprio compagno che da un estraneo. In Russia, un omicidio su cinquanta è compiuto dal marito nei confronti della moglie. La violenza contro le donne è diffusa persino nelle avanzate democrazie scandinave: Marianne Eriksson, parlamentare europea della Svezia, ha dichiarato che, nel suo paese, "ogni dieci giorni una donna muore in seguito agli abusi subiti da parte di un familiare o di un amico". E negli Stati Uniti, ogni 15 secondi, viene aggredita una donna, generalmente dal coniuge.

Per quel che riguarda il mondo in via di sviluppo, le informazioni si fanno, se possibile, ancora più drammatiche, ma allo stesso tempo diventa più difficile raccogliere dati precisi, sia perché le indagini statistiche sono meno frequenti e accurate sia per ragioni squisitamente culturali. La violenza sulle donne, infatti, in gran parte del mondo è una normale componente del tessuto culturale e non viene identificata come tale neppure dalle sue vittime. Un gruppo di ricerca che investigava nei paesi a sviluppo minimo ha comunque rilevato una stretta connessione tra livelli più alti di violenza contro le donne e società in cui la dipendenza economica femminile dagli uomini è più elevata o dove le donne hanno meno voce in casa o nella società. In molti paesi in via di sviluppo, picchiare la moglie fa parte dell'ordine naturale delle cose, una prerogativa maschile ancora indiscussa.
Questi dati, sono davvero raccapriccianti, ma tutto questo negli ultimi tempi pur troppo sono all'ordine del giorno, i media danno continuamente notizie di questo genere, ragazze stuprate da giovanissimi e meno giovani, da extracomunitari ed Italiani, tutto questo è davvero molto triste, sapendo che quelli detti dai media sono solo quelli che le vittime hanno avuto il coraggio di denunciare ma una gran parte di donne vittime di questi continui abbusi non denuncia quello che gli è successo. Queste vittime innocenti hanno bisogno di aiuto quell'aiuto che non sempre le istituzioni e la società non è in grado di dare o magari non ha voglia didare, be sicuramente e facile essere indifferente quando non si è vittima, ma ricordiamoci che le percentuali di violenze subite sono alte, questo vuol dire che è possibile che succeda a persone a noi vicino, questo spero che ci faccia riflettere e magare, renderci meno indifferenti ma spero che le istituzioni e chi li rappresenta faccia qualcosa per prevenire tutto ciò, e che diano un sostegno vero alle vittime di quei uomini che poi tanto uomini non sono, sono solo degli esseri spregevoli che con il loro aggire fanno vergognare i veri uomini.
Per questo spero che l'orgoglio maschile sia tale da non cadere in cose così viscide e schifose, e chiedo alle istituzioni di essere più duri, con pene pesanti ed esemplari, proporzionate alla sofferenza delle loro vittime, non per vendetta ma per giustizia nei confronti di quelle donne vittime di queste violenze gratuite.
                                                                                                                Fonti prese dalla republica.it

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