11 gennaio 2010

Eluana Englaro


è stata una donna italiana che, a seguito di un incidente stradale, ha vissuto in stato vegetativo per 17 anni, fino alla morte naturale sopraggiunta a seguito dell'interruzione della nutrizione artificiale.

La richiesta della famiglia di interrompere l'alimentazione forzata, considerata un inutile accanimento terapeutico, ha scatenato in Italia un notevole dibattito sui temi legati alle questioni di fine vita. Dopo lungo iter giudiziario, l'istanza è stata accolta dalla magistratura per mancanza di possibilità di recupero della coscienza, ed in base alla volontà della ragazza, ricostruita tramite testimonianze.

Il caso Englaro, alimentato anche da notizie soggettive e divergenti riguardo alle sue reali condizioni fisiche , ha portato alla luce alcune gravi lacune del sistema giuridico italiano per quanto riguarda vicende bioetiche analoghe, riaprendo il dibattito su una eventuale legge che prenda in considerazione forme di testamento biologico .

Dopo il decesso di Eluana Elglaro, si apre un forte dibattito, sulla questione del testamento biologico, l’opinione pubblica si divide in diversi punti di vista, la legislazione presenta delle lacune in merito, in quando non c’è una legge che stabilisce delle linee guida in questi casi, anche il personale medico ha grossi problemi etici oltre che giuridici a riguardo dividendosi in due schiere una a favore del gesto e da l’altra parte contrari per l’etica professionale, la chiesa insiste sul diritto alla vita e condanna il gesto.

Tutto questo porta all’inchiesta giudiziaria del padre ed altri tredici persone accusate di omicidio volontario, questa inchiesta dura poco meno di un anno e oggi il GIP di Udine archivia il caso con la seguente sentenza: “La prosecuzione dei trattamenti di sostegno vitale di Eluana Englaro non era legittima in quanto contrastante con la volontà espressa dai legali rappresentanti della paziente, nel ricorrere dei presupposti in cui tale volontà può essere espressa per conto dell'incapace”.

Questa e sicuramente la fine di un caso giudiziario che ha diviso le opinioni del mondo politico, religioso e del popolo, ma in realtà non è l’unico vi sono stati altri casi più o meno analoghi.

Forse è ora che il parlamento si impegni in una legge che stabilisca quello che si deve fare in questi casi, tenendo presente che con l’arrivo del 118 il servizio di emergenza sanitaria, casi analoghi sono in aumento, perché frequentemente succede che l’arrivo del 118 in caso di arresto cardia circolatorio per quando veloce non sempre così immediato nell’arrivo, e come scientificamente provato la mancanza di ossigeno al cervello per più di sei minuti provoca dei danni cerebrali che peggiorano con l’aumentare del tempo, all’arrivo dei sanitari magari riescono ad effettuare le manovre di rianimazione cardio respiratorie, con l’inconveniente che il paziente ha un’altissima probabilità di danni cerebrali così gravi da farlo vivere in stato vegetativo permanente nei migliori dei casi con l’ausilio del sondino naso gastrico per l’alimentazione e non solo, fino a dover andare a casa attaccato ad un respiratore domiciliare (macchina che serve a far respirare il paziente perché non in grado di farlo autonomamente), per poi dipendere per tutto da altre persone, senza capire e poter interagire con chi ti sta vicino.

Forse tutto questo dovrebbe essere preso in considerazione da chi fa le leggi, non è vita quella di chi si trova in stato vegetativo, perché la nostra scienza glie la permesso sostituendosi alla legge di Dio.

1 commento:

  1. Forse è ora di decidere liberamente, sul vivere o morire con dignità e non con sofferenze inutili e gratuite, specialmente quando non possiamo più esprimere le nostre volontà perchè ora mai già tardi.

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