01 settembre 2010

DUELLO_FINI-BERLUSCONI Come oramai noi tutti sappiamo, già da qualche mese il rapporto tra Fini e Berlusconi e alle corde, dopo una serie di proposte di governo assolutamente volute dal premier e per niente condivise dal Presidente della Camera dei Deputati arriva la rottura totale, il tutto scoppio la prima volta il 22 aprile 2010 durante la Direzione nazionale del Pdl, in quella occasione esplosero i due leader Berlusconi  contro Fini dove i due si scontrarono a viso aperto rinfacciandosi tutto quello che si era accumulato nel corso dei mesi precedenti, dove le due frasi clamorose sono state, Premier a Fini : ''Un presidente della Camera non deve fare dichiarazioni politiche, se le vuoi fare devi lasciare la carica, ti accoglieremo a braccia aperte'' , risposta di Fini urla dopo al Premier: ''Che fai, mi cacci?. Il tutto venne ripreso dalle telecamere.

Quello fu l’inizio della fine con un continuo tira e molla tra i due oramai divergenti tra loro, in quel periodo il premier preme per far passare la legge sulle intercettazioni, legge che ha creato non poche polemiche tra politici, giornali Italiani ed anche esteri, magistrati e in alcuni casi anche la disapprovazione di esponenti politici esteri e della stessa UE oltre a  caute ma comunque disapprovazione del quirinale, alla fine il 20 luglio il PDL approva le modifiche richieste dalla presidente Giulia Bongiorno, appartenente alla corrente finiana, in quell’occasione il Premier disse che era una legge oramai massacrata.

Sulla legge sulle intercettazioni o legge bavaglio come è stata soprannominata, ho alcune idee, in passato non troppo prossimo il premier Berlusconi ha più volte affermato che i giornali gli sparavano addosso e addirittura chiesto agli Italiani di non comprare i giornali durante il caso Brancher e che i magistrati sono tutti di sinistra in seguito, questo quando giornali e intercettazione coinvolgono lui mentre per gli altri? non gli interessa anzi ben vengano se a suo favore e discapito di avversari politici.

Altro punto dolente la legge sul legittimo impedimento o meglio sul legittimo “impunimento” dei parlamentari con processi pendenti, di cui lui ne è il primo ad usufruirne.

In seguito lo scontro tra finiani e PDL per la mozione di sfiducia sul caso Brancher e Nicola Cosentino di cui i finiani erano a favore delle dimissioni, in quella occasione fu contestato a  Fini di aver calendarizzato la mozione su Cosentino in tempi brevi comunque di aver fatto il suo dovere visto che in tanti premevano sulle sue dimissioni e comunque entrambi si sono dimessi prima del voto di sfiducia.

 

Il 29 luglio l'ufficio politico del Pdl approva un duro documento di censura nei confronti dell'ex leader di An e deferisce ai probiviri i finiani di ferro Bocchino, Briguglio e Granata, in quell’occasione il premier disse che visto la volontà demolitoria di Fini che occupa un ruolo parlamentare e per questo viene meno la fiducia, un modo elegante per dirgli che vogliono la sua dimissione.

Il 30 l’annuncio da parte di Fini della costituzione dei nuovi gruppi Futuro e liberta' per l'Italia, e afferma di non aver nessuna intenzione a dimettersi, confermando il totale divorzio tra i due.

Da questo momento le perplessità della maggioranza nel poter proseguire la legislatura visto che strettamente collegato alle mosse del nuovo FLI di Fini, e la prima prova si ha  Il 4 agosto con il voto sulla mozione di sfiducia al sottosegretario Giacomo Caliendo alla Camera Fli si astiene dal voto, in quella occasione  si ha la conferma che Pdl e Lega non hanno piu' la maggioranza a Montecitorio.

Iniziano le varie affermazioni della lega di tornare al voto perché oramai il rapporto Fini Berlusconi e totale e senza speranza di riavvicinamento dei due, questo fino all’ultimo incontro tra Bossi e Berlusconi dove il premier riesce a far capire a Bossi, propenso all’elezioni per la sua forte fiducia su i suoi voti ma nel frattempo ci sono dubbi su i voti al sud spesso contestato dallo stesso leader del carroccio, che le statistiche non garantivano i risultati da loro sperati.

ma il mese di agosto inizia la campagna contro Fini portata avanti da “Il Giornale” quotidiano della famiglia del premier, questa feroce campagna prende spunto da una vicenda su una casa a Montecarlo ereditata dall’ex AN, capitanata da Fini, vicenda già portata alla luce circa un’ anno fa quando i rapporti tra i due cofondatori del PDL erano buoni, ma in quell’occasione tutto tacque, per essere impugnato adesso che sembra più una vendetta da parte del primo ministro visto che il Giornale parte subito all’attacco con raccolta di dati sulla vicenda spesso poco convincenti ed una campagna di raccolta firme per la dimissione di Fini da Presidente della Camera dei Deputati.

La vicenda sulla casa ereditata da AN a Montecarlo consiste in una vendita della predetta casa a una cifra di 300.000 euri ad una società ofstore ed in seguito affittata al cognato di Fini, secondo il Giornale tutto queste manovre sono poco chiare a partire del prezzo di vendita inferiore al prezzo di mercato la vendita a società ofstore ed infine come ha fatto a finire in affitto al cognato, tutto sommato cose che possono interessare più ai Finiani che ai cittadini visto che alla fin fine e un bene di AN e non dello Stato, nel frattempo escono attacchi al cognato e alla compagna di Fini, quindi mentre Berlusconi contestava gli attacchi giornalistici nei suoi confronti e dei suoi fidati collaboratori mentre adesso sembra che utilizzi il suo giornale e le sue televisioni per distruggere la figura politica di Fini ma ancora peggio quella della famiglia del Presidente della Camera.

Per finire voglio ricordare che comunque quando si sono chiesti sacrifici ai lavoratori e a tutti gli interessati dei tagli per la giusta manovra finanziaria volta al taglio delle spese, l’unico politico che ha proposto il taglio degli stipendi dei deputati del 10% che equivale all’incirca a 2.200,00 euri al mese per deputato e stato Fini e nessun altro, grazie a lui sono stati ridimenzionate leggi come quella sulle intercettazioni lo scudo Alfano leggi che sanno più a personam utili a chi deve proteggersi da eventuali condanne,  lui ha cercato di essere più oggettivo che soggettivo anche mettendosi contro al suo stesso partito che pretendeva il suo si anche a leggi per lui non giuste e non atte al bene del paese mentre le proposte del governo erano più atte al loro bene con leggi a personam ed aziendam come il caso della legge salva mondadori della catena mediaset e dintorni che ha tolto alle casse tributarie a danno degli onesti cittadini, 350 milioni di euro previsti (tra mancati versamenti d'imposta, sanzioni e interessi) a carico della Mondadori, riducendosi alla piccola cifra in questo caso di 8,6, a questo punto riflettiamoci su per trarne le conclusioni.

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