23 agosto 2012
IMG_6646Questa mattina partiamo per visitare uno dei più antichi territori dell'Italia, Matera. In auto siamo io, mio marito , mia suocera, e mio figlio il più piccolo. Il sole è già caldo alle 8.30 del mattino, ma l'eccitazione di affrontare questo viaggio è tanta. Arrivati nella città, parcheggiamo la macchina e a piedi ci avviamo verso il centro della città, isola pedonale che ci consente di osservare i palazzi che  affiancano la grande via alcuni antichi in stile greco, altri più recenti, si alternano i colori dal bianco al rossiccio. Il pavimento di marmo riflette i raggi del sole che rende tutto più illuminato, quasi di un colore dorato. Il cielo è di un azzurro limpido sensa una nuvola. camminiamo fino alla piazza che acoglie il palazzo Lanfranchi arcivescoco della citta città nel XVII secolo, che oggi accoglie il museo che oggi dedica una mostra di dipinti a Carlo Levi. Il suo ingresso si affaccia al panorama che toglie il fiato per la sua bellezza. Al di sotto le case di tufo bianche e in lontananza le murge. Il pecorso di visita comincia e una guida turistica del posto comincia con la spiegazione delle grotte che molti a quanto pare confondono  con i sassi, di fatto le murge sono buchi scavati nella montagna che venivano utilizzate già dall'uomo paleolitico per trovare rifugio, cibo, offerto dall'abbondanza di selvaggina in prevalenza  cinghiali e dalla presenza dell'acqua costituita da un fiume che ne attraversa la vallata.
I sassi sono quell'agglomerato di abitazioni disposte a gradino, cioè se al di sotto c'è la casa sopra vi si trova la strada l'esterno dell'abitazione è fatta di tufo, una pietra calcarea di cui è molto ricco il territorio che mantiene fresco l'ambiente. Le case erano state abitate fino agli anni cinquanta, quando lo Stato ringraziando Primo Levi autore di "Cristo si è fermato a Eboli" che fece conoscere questo paese al resto d'Italia, ma sopratutto rese visibile le condizioni di vita dei circa 20.000 abitanti che potevano essere considerate disumane. Di fatto queste persone vivevano in 10 a volte più nella stessa stanza in compagnia di una capra che li forniva di latte, di una gallina per le uova, e di un asino per il trasporto della legna e materie prime.Ciò che disturbava di più erano le condizioni igieniche, poichè non c'era acqua in casa  se non quella raccolta nelle cisterne durante le piogge, e perchè gli escrementi prodotti venivano raccolti in contenitori di terracotta tenuti in un angolo della casa e gettati poi  lungo le vie del paese; la pendenza del territorio faceva il resto, portando il tutto direttamente nel fiume che scorreva più in basso. Per questo motivo venne emessa  un ordinanza stataleper permettere la costruzione di fogne e acquedotti per una migliore qualità di vita costringendo i cittadini adabbandonare la propria abitazione.
La visita in una delle case ha affascinato tutti: essa era abitata da contadini. All'interno si trova una grande camera che fungeva sia da ingresso, che sala da pranzo che da camera da letto. La mobilia in legno era costituita da un tavolo, sedie, un comò, un letto molto alto, circa mezzo metro dal pavimento per permettere alle galline di razzolarci comodamente, un armadio e infine un telaio cosicchè le bambine potessero presto iniziare e ricamare e filare per il loro corredo nuziale. un'altra stanza con un letto dove tipicamente dormiva il nonno ovvero la persona più anziana, accoglieva anche la cucina, che era poi il luogo non solo più caldo ma anche meno umido, il grande camino conteneva le grandi pentole per cucinare il piatto del giorno che rinfocillava tutta la famiglia riunita intorno al tavolo. L'unico grande piatto veniva posto al centro ein ordine la il pasto veniva consumato prima dal più anziano, poi dai genitori, poi dai figli partendo dai più piccoli fino all'ultimo, che solitamente era anche colui che mangiava meno per la carenza ormai del cibo presente nel piatto. Oltre la camera ad un livello più basso scavato nella montagna c'era la cantina che conteneva altre la scorta di alimenti, anche gli animali che col loro fiato riscalddavano l'ambiente superiore. cisterne per contenere l'acqua piovana  completano l'ambiente.
Le case erano praticamente tutte fatte allo stesso modo, scavate dalle varie generazioni sempre più in profondità della terra per ricreare ambienti nuovi.Il paese oggi dichiarato patrimonio dell'Unesco, ha innumerevoli chiese che nel corso dei secoli molte di queste sono state trasformate, prima in cantine per il vino, oggi in musei, locali per ascoltare musiche sinfoniche dove insomma l'arte nè fa da padrona. Alcune acquistate da architetti, medici, notai, avvocati e quant'altro sono state ristrutturatealberghi, ristoranti, bar, negozi ecc. Noi abbiamo potuto visitare la chiesa maggiore che oggi ospita la mostra dedicata alla follia di Vittorio Sgarbi. La visita prosegue camminando lungo i vicoli che scendono e salgono e fanno perdere l'orientamento al viaggiatore, ma dove da ogni angolo è possibile ammirarne gli innumerevoli scorci sul panorama di questa città. Arriviamo al ristorante dove possiamo assaporare un piatto tipico locale: orecchiette con cacio ricotta e cardoncelli e orecchiette cardoncelli e salsiccia, entrambe molto buoni e gustosi. Data la mia ignoranza, tengo a precisare che i cardoncelli sono funghi che nascono in questi luoghi collinari.
La nostra gita termina con una capatina al panificio che attrae per il suo profumo che invade la strada; nè acquistiamo una pagnotta dalla forma tipica del luogo ma di una bontà eccezionale, morbido, caldo dal colore dorato del grano , profumato, che invita ad assaggiarne un pezzo.
Il caldo e il venticello secco oltre alla stanchezza di tutte le emozioni provate fino ad ora, e la lunga camminata, impone il nostro rientro a casa che prevede un viaggio in auto di circa due ore sotto questo sole cocente. Una bellissima giornata che riporta un po' indietro con i ricordi di ciascuno a quando più giovani eravamo venuti in questo territorio della Basilicata.La nostra gita finisce arricchendo i nostri animi di profumi e colori e sensazioni che rimarranno per sempre nei nostri cuori e spero in quelli di nostro figlio. Consiglio a tutti una visita almeno una volta nella vita in questo luogo lontano dal tempo e dalla realtà. 

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