12 dicembre 2015

Vacanza a Subiaco

Diario di viaggio.. dal 30/11/2015 al 06/12/2015
Da Santo Stefano Ticino  a Subiaco
Alle 5 è iniziata l'avventura con il suono della sveglia. Prima io e poi tutti in piedi, veloci a vestirci e saltare in macchina. Ci siamo diretti verso la stazione, le strade ancora buie e deserte, qualche luce all'interno di alcuni appartamenti ci fanno dedurre che inizia la giornata anche per quelle poche persone che un lavoro ancora ce l'hanno. Il treno arriva silenzioso e si ferma davanti a noi. Il freddo pungente si trasforma in calore all'interno della carrozza. Anche Liza ,la nostra cagnolina, una jack Russell di poco più di un anno ci accompagna. Freme, tra la novità del treno e lo spostamento insolito, lei che è così abitudinaria , appare spaventata ma allo stesso tempo, curiosa di scoprire cosa stiamo facendo tutti lì.




















Arrivati a porta Garibaldi, percorriamo scale mobili e tradizionali, tra gli accidenti di mio marito che scocciato deve trascinare la valigia più grossa. Andrea si occupa del cane, lo tiene vicino a se e nel frattempo porta la gabbietta che dovrà contenere Liza durante il viaggio Milano-Roma.
Luca deve solo fare attenzione a seguirci e a non ricadere in catalessi, visto che normalmente a quest'ora dorme e anche profondamente.
Dopo avere preso la mm, il treno per Roma è già in partenza e quindi la corsa si fa più veloce.
Il fischio del capotreno segnala l’imminente  chiusura delle porte. Ci sediamo sui sedili prenotati ed inizia il viaggio che durerà più di sei ore.
Attraversiamo così varie regioni d’Italia, dalla Lombardia, l'Emilia-Romagna, la Toscana, per giungere nel Lazio. Io curiosa ed emozionata guardo dal finestrino i paesaggi che scorrono davanti a noi.
Piano piano, sorge un pallido sole invernale, scorci di paesaggi caratteristici mi aprono il cuore; monti , valli, città e paesi, fiumi alberi, case e castelli da lontano fanno tornare in mente i libri di scuola, la geografia e la storia.
Man mano che il tempo passa, le stazioni sembrano più affollate. E' bello vedere le persone e chiederti.. cosa staranno dicendo, quali sono i loro pensieri, dove saranno diretti.
      Arrivati alla stazione tiburtina, dirigendoci verso la metropolitana, luogo cupo nei sotterranei della capitale, sembra  sporco, forse perché le metropolitane milanesi sono maggiormente illuminate e contraddistinte da colori accesi. Le tante persone che attendono sulla banchina l’arrivo del treno hanno sguardi attoniti, arrabbiati , ci fanno intuire che è successo qualcosa, quando all’improvviso da un altoparlante si sente una voce maschile che annuncia ritardi sulla linea per motivi di guasti tecnici. Attendiamo con fiducia che il nostro treno arrivi, e quando  si ferma ed apre le porte davanti a noi, sembra di essere catapultati in una di quelle immagini frequenti che si vedono al mattino a Milano in orario di punta, la calca dei passeggeri che spingono all’interno del vagone e le porte che faticano a chiudersi. Un attimo di senso di angoscia che mi chiude la gola e guardandoci in faccia io ed Enzo decidiamo di aspettare il prossimo treno, sperando che sia meno affollato. Finalmente dopo un quarto d’ora, arriva il treno, lasciamo scendere i passeggeri che sentiamo tirare un respiro di sollievo per essere finalmente giunti a destinazione ed entriamo noi. Attenti a controllare di rimanere uniti e con i bagagli appresso , veniamo spinti ,tallonati e schiacciati dalle tante persone che fanno commenti non molto piacevoli sull’ingombro delle nostre valigie. Enzo preoccupato mi dice che forse era il  caso che questa settimana forse era meglio se saremmo andati a trascorrerà nella nostra nuova casa in montagna. Ma il viaggio era stato già programmato da mesi … finalmente arriviamo a ponte Mammolo fermata della metro che precede quella di Rebibbia. Già a pronunciare quel nome un non so che di losco pervade il corpo. Un ostacolo si presenta davanti a noi, e un filo di rabbia mi percuote: un torello che potrebbe impedirci di passare con l nostre voluminose valigie e gabbietta del cane al seguito. Passo io con difficoltà, seguita da Andrea, Enzo ed infine Luca, dopodiché tiro un sospiro quando mi rendo conto che siamo tutti insieme.
Saliamo in superficie per prendere il bus che ci trasporterà a Roma s Subiaco. Uno sportello di un gabbiotto chiuso espone in vetrina un cartello.” Aperto dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 18” una ragazza davanti a me tira fuori il suo smartphone e fa una foto ala scritta  dicendomi che l’avrebbe inviata al giornale ed al gabibbo in quanto non erano previsti in quel momento scioperi o altro. Faccio un  giro attorno a  me per capire dove poter comprare i biglietti per salire sul bus. Mi giro e scorso davanti a me un uomo in divisa che esce dal gabbiotto. Da lontano gli faccio segno di fermarsi per ho bisogno di informazioni, lui appare spaventato e rientra immediatamente chiudendomi la porta in faccia, io gli urlo che voglio solo un’informazione su dove poter comprare i maledettissimi biglietti dell’azienda per cui anche lui lavora. Meno intimorito , mi dice che all’interno di un bar al piano di sotto vendono tutti i biglietti.  Che rabbia ed amarezza scoprire che mi hanno rubato il borsellino, conteneva soldi bancomat e i biglietti ferroviari per il rientro a casa.
Corro da Enzo e da lontano grido che mi hanno rubato tutto. In quel momento si rende conto che anche a lui hanno portato via il portafogli. Soldi, bancomat e tessere varie. Panico totale.. in una grande città, lontano da casa, bloccati all’uscita di una stazione metropolitana della periferia, senza un centesimo
Subito Enzo chiama la banca per bloccare i bancomat, sperando che in quei pochi minuti trascorsi non abbiano prelevato i nostri risparmi(periodo Nero questo, dopo aver utilizzato tutti i fondi per comprare la casetta in montagna e questo mese abbiamo anche le tasse da pagare, imu, tasi, tares e mensa scolastica , ecc.) io chiamo la responsabile dell’appartamento che abbiamo preso in locazione per questa settimana, e le chiedo se gentilmente ci viene a prendere alla fermata di Subiaco in modo che, spero, se qualche controllore sul bus ci chiede se il biglietto potremmo pagarlo all’arrivo. Una voce femminile e molto giovane mi risponde all’altro capo del telefono tranquillizzandomi sul fatto che mai nessuno fa controlli durante il tragitto e che comunque ci attende all’arrivo. Decidiamo comunque di rivolgerci ai carabinieri per sporgere denuncia solo quando saremo arrivati perché mi inquieta saper di dovermi fermare un minuto di più in quel luogo.
Saliamo sul bus e usciamo da Roma. Dal finestrino si scorgono ruderi, montagne scavate dal tempo e dall’uomo. Da lontano si vedono paesi secolari arroccati sulle cime e mi chiedo come sia possibile che i barbari vivano ancora. La storia in questa città non ha insegnato nulla.
Arrivati a Subiaco siamo tanto stanchi e scossi che non ci rendiamo conto della bellezza del posto, la priorità è andare a casa, lasciare le valigie e andare dai carabinieri per la denuncia, forse tra le cose che ci hanno portato via c’era a mia patente. La giovane che ci accoglie è molto carina e cordiale, ma ci fa subito presente che in assenza di documento non può facci entrare in casa. Delirio, ma per fortuna Enzo Lia carta d’identità e la patente ce l’ha ancora, perché non gliel’hanno portata via. Quindi percorriamo la strada in salita e arriviamo all’appartamento. Siamo distratti dagli eventi. Da li la giovane gentilmente ci accompagna dalle forze dell’ordine , ma poi più che fare denuncia, nessuno ci può ridare la serenità e la spensieratezza co la quale eravamo partiti.  Finalmente rientriamo a casa affranto e delusi. Facciamo il punto della situazione e cerchiamo di riordinare le idee per come affrontare la settimana ed il ritorno a casa. Per fortuna che non hanno rubato i cellulari… contatto i miei genitori, raccontando la vicenda e gli chiedo se cortesemente ci fanno un vaglia veloce con la posta, per lo meno per poter sopravvivere. Molto preoccupati per noi tutti ci rispondono che l’indomani senz’altro ci spediranno qualcosa. Il freddo prende il sopravvento. Forse si sta smorzando la paura e lo shock della giornata. Guardo l’ora, sono solo le 19. Mangiamo qualcosa, e decidiamo di fare una passeggiata, ci aiuterà a passare più serenamente la notte.  In effetti ci ha aiutato un po’, ma il  vento gelido che corre lungo i viottoli, ci fa desistere dal continuare. Rientriamo e questa giornata termina così. Domani si vedrà, per ora  buona notte.

2° giorno martedì
Il sole si sta alzando in cielo e sembra che sarà una bella giornata.
Dopo una doccia rinfrescante, è ora di portare a spasso il cane,  i miei tesori nel frattempo dormono ed io posso dedicarmi ad altro. Una breve passeggiata con il fresco mattutino, ed un po’ di vento sulle guance.
Al rientro a casa, si riparte per un'altra avventura: riuscire ad avere un po’ di soldi per poter muoversi e per mangiare, ma soprattutto per essere sicuri di poter acquistare i biglietti per tornare a casa, la vera casa, quella a Milano.
Finalmente in tarda mattinata e dopo due ore di coda in posta, riusciamo ad avere i contanti che i miei genitori ci hanno spedito. Da lì si parte per comprare l’essenziale per sopravvivere e per capire come passare il resto della settimana; comunque ci hanno derubato dei risparmi che avevamo messo da parte proprio per questo viaggio, e quindi ci hanno spiazzato privandoci anche delle nostre certezze.

Dopo pranzo facciamo la prima escursione alla Chiesa di S. Francesco,  motivo per il quale avevo deciso di venire in questo paese. Scendiamo a valle e attraversiamo il ponte  a schiena d’asino che attraversa il fiume Aniene. Percorrendo quell’antica strada, immagino di essere all’epoca in cui il Santo a piedi si dirigeva verso l’abbazia per pregare.  Allora era un giovane pieno di speranze e fiducioso che il papa potesse mettere il sigillo alle regole con le quali dare origine alla congregazione dei francescani. Scalzo e con il saio indosso e quella corda che faceva da cintura,…

Attraversato il ponte, si percorre un breve tratto di strada, e poi delle antiche scalinate conducono alla chiesa. Una scritta su marmo, induce il pellegrino a dire un ave Maria salendo i gradini, di modo che gli sia concessa l’indulgenza plenaria. Naturalmente, io e Andrea obbediamo alle parole della scritta e recitiamo a bassa voce l’ave Maria fino all’arrivo della porta della chiesa.

All’interno suore e cittadini recitano il rosario, mentre noi in silenzio percorriamo le navate della chiesa per ammirare gli affreschi esposti. Uno più bello dell’altro. una pala dipinta su legno è messa dietro l’altare al centro della chiesa.  Pare che sia passato un discepolo del Pinturicchio a decorare gli affreschi. Una chiesa molto semplice nella sua architettura, ma ricca di preziosi dipinti e di storia, che la rendono affascinante .Il convento delle suore sorge accanto alla piccola chiesetta in cima al colle, e uscendo
dall’antico portone, in basso dall’ingresso della stessa si scorge il cimitero del paese, mentre di fronte si può ammirare Subiaco in tutta la sua bellezza.
Torniamo indietro a piccoli passi, e decidiamo di attraversare il centro e di proseguire per la cattedrale di S. Andrea, anche per onorare l’onomastico del nostro piccolo. La chiesa venne ricostruita a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale che ne lasciarono eretta solo la facciata. L’interno molto semplice in stile neoclassico, e un affresco raffigurante il Salvatore e dipinto da un allievo del –Raffaello, la impreziosiscono. Nella navata laterale, la Cappelletta dedicata alla Madonna, è interamente costituita da mosaici d’orati che la illuminano.

Quindi ci dedichiamo a comprare nelle botteghe locali, prodotti di salumeria per fare alcuni panini in previsione di poter affrontare l’escursione di mercoledì.
Tornati all’alloggio, dopo cena, stanchi andiamo a letto. E buona notte.







3° giorno Mercoledì

Oggi dedichiamo a giornata ad una escursione un po’impegnativa ed inusuale.
La nostra guida ci attende nella piazza antistante la chiesa di S. Maria della Valle, poco distante dal nostro alloggio. Siamo muniti di scarponcini, panini, acqua, macchina fotografica, e tanta voglia di camminare e fare questa nuova esperienza. Attraversando il centro storico del paese, la guida ci narra tratti storici e inconsueti del paese che ci ospita.
L’abate spagnolo che ha dato origine al feudo attorno al quale si era sviluppato il villaggio, divenne dimora dei Borgia, certa è la nascita qui di Lucrezia, mentre quella di Valentino, sembra non si possa escludere la nascita in altro luogo. Si possono vedere ancora le antiche botteghe dei maniscalchi, dei fabbri e di coloro davano vita al posto. Anche se anche questo luogo fu abbattuto durante la guerra, venne ricostruito agli inizi degli anni 50’ mantenendo   , il più possibile le caratteristiche architettoniche e strutturali che vi erano in origine.
Scendiamo fino alla basilica per prendere il bus che ci porta ad Arcinazzo romano, e da lì percorriamo quasi due chilometri a piedi su una strada sterrata percorsa oramai da pochi amatori del luogo.
Attraversiamo boschi, facciamo discese e salite ed infine arriviamo nel posto indicato.
Un attimo di panico alla vista del buco scavato nella roccia. Al di sotto il buio ed una piccola fessura per discenderlo.

Per fortuna la guida ci aiuta con corde, caschi di protezione e moschettoni, e piano piano scendiamo.
Pochi metri, ma abbastanza per trovarci in un altro mondo: l’acqua che a goccia a goccia nel corso dei secoli e forse millenni, ci spiegano, ha formato questa cavità ricca di concrezioni a formare stalagmiti e stalattiti. Piccole creaturine sono appollaiate sul soffitto e sembra che non siano disturbate dalle nostre torce, ma è meglio così. Ci soffermiamo con il viso rivolto in alto a guardare il soffitto. È impressionante vedere la natura che irrompe e inarrestabile continua nel tempo a creare cose, non curante di quanto succede al di furi della grotta. Attraversiamo una piccolissima apertura nella roccia e ci affacciamo in un’altra stanza, ricca questa volta di concrezioni che danno origine a strutture simili a coralli. Le nostre piccole lucine si spengono e per qualche minuto restiamo in silenzio, ad ascoltare le gocce che cadono dal soffitto e il buio che difficilmente si può contemplare in altri posti. Come siamo piccoli di fronte a tutto questo. Rimaniamo ancora un po’ ad osservare ed ascoltare altre informazioni sule caratteristiche geologiche e naturalistiche che la guida ci spiega con tanta pazienza.
Poi risaliamo, e come avevano fatto per la discesa, utilizziamo la corda e a piccoli passi affrontiamo quest’altra impresa.
Ripercorriamo i due chilometri camminando di buon grado e raggiungiamo la fermata del pullman che ci riporterà a Subiaco.
Rientriamo stanchi ed emozionati, sia per ciò che abbiamo visto, sa per la gratificazione di essere riusciti a portare a termine l’escursione di speleologia.
Ce l’abbiamo fatta, e un altro giorno è passato. Buon riposo e buona notte.
4° giorno Giovedì
Le campane del Paese suonano presto, risvegliandomi dal sogno in cui una figlia, ovvero la mia presunta figlia adolescente, vagava tra i negozi più lussuosi di Milano per fare acquisti pazzi, abiti e scarpe griffate, senza badare a spese. Certo erano molto belli, tagliati su tessuti preziosi e che le stavano un gran bene, donandole quell’aria di raffinatezza che solo ad una giovane di alto rango poteva avere, apparendo anche più grande della sua età; mi faceva addirittura piacere vederla con quegli abiti indossati e sfilare nella sua camera come se fosse stata ad una sfilata di pret a porter, ma poi lo scampanellare mi ha riportato alla realtà, facendomi ricordare che l’immaginazione non ha limiti e che quella sorella che non ho mai avuto e da adulta neanche quella  figlia mi è stata concessa, mentre nei sogni tutto è possibile, anche avere delle belle emozioni e sorridere rispetto a ciò che di reale non ha proprio nulla.
Così inizia la mia nuova giornata, speranzosa che qualcosa di bello oggi possa incontrare o qualcosa di meraviglioso possa vedere.
Fuori c’è già il sole, nonostante sia ancora molto presto, i monti Simbruini sono illuminati dai suoi raggi, ed il paesaggio in parte incontaminato ed in parte toccato dalla mano dell’uomo, mi riporta ancora una volta al tempo passato ..  quanta storia dietro quei monasteri che si vedono da qui, arroccato sulla montagna si può vedere quello del Sacro Speco e di Santa Scolastica. Ieri sera con mio marito abbiamo deciso che domani li visiteremo, ma accompagnati da una guida del posto, la stessa che ci ha fatto strada nell’escursione di ieri tra le montagne: è molto brava, paziente, competente e soprattutto riesce a rispondere a tutte le domande che Andrea come suo solito, riesce a tirare fuori, una dietro l’altra, a volte senza dare il tempo di terminare la precedente, veramente la sua curiosità sembra non avere limiti.
Le voci dei bambini che escono di casa per andare a scuola, si sentono anche da dentro casa, già perché siamo noi a fare le vacanze fuori stagione, Andrea come loro dovrebbe essere là, ma con turni che facciamo e le esigenze di reparto,  mica sempre possiamo avere le ferie come Dio comanda. Anzi credo di dover ringraziare qualcuno se siamo riusciti ad averle entrambe nello stesso periodo, così da poter intraprendere questo viaggio insieme. E poi anche Luca ci accompagna, facendoci onore della sua presenza. Ormai è grande e con i genitori non esce più così spesso. Quindi ci fa molto piacere averlo tra noi. Chissà magari a breve riuscirà a trovare il suo posto nel mondo, un lavoro, una ragazza, una casa, insomma una sua indipendenza che lo porti a vivere la sua vita felice e appagata, come è giusto che sia. Per ora resta con noi, dato che la disoccupazione dilagante in questi ultimi tempi non gli permettono di realizzarsi.
Sono solo le otto del mattino e Andrea è il primo a svegliarsi. Mi racconta che durante la notte mentre si girava nel letto, è caduto sul pavimento, rovesciando il letto stesso : pazzesco! Per fortuna non si è fatto male, ma solo un po’ di spavento. Sempre a lui capitano queste cose, forse perché irruento anche mentre dorme.
Ok ora andiamo a fare colazione e poi forse potrà incominciare davvero questa giornata.
Prima tappa, il borgo medioevale della Rocca dei Borgia. All’interno delle mura, i viottoli che ruotano intorno all’antico casato del feudatario, che sovrasta tutta la struttura. Giriamo, senza una meta precisa, senza crearci problemi, tanto ogni strada porta a monte o a valle. Una chiesa costruita in stile romanico, ci fa soffermare, per ammirarla, è piccola, sembra una miniatura, affiancata da un campanile con torretta. scendiamo verso valle e ci dirigiamo verso l’antico quartiere degli opifici. La cartiera presente a Subiaco costruita nel seicento e attiva fino al 2001 quando venne chiusa, attingeva dal fiume Aniene l’energia per far funzionare le macchine. Dava lavoro a quasi tutta la cittadinanza, e nota era la carta prodotta e la stampa , tanto che qui nacquero le prime banconote italiane.
La via degli opifici, e formato da un lungo vicolo stretto, ai lati botteghe di artigiani ormai chiuse, da tempo hanno portoni in legno originale dell’epoca. La desolazione e i caseggiati alti oscurano la strada dalla luce del sole, in alto una antica ruota di ferro che conteneva le torce che con il loro fuoco illuminavano parte del vicolo, attira la mia attenzione. Alcuni affreschi sulle pareti, riportanti la vita di S. Francesco hanno colori vividi e di fattura bizantina.
La nostra escursione prosegue tra le vie del centro, per tornare infine all’abitazione.
Oggi giornata di relax. Dopo pranzo, riposo e poi passeggiata..

5°giorno venerdì
La giornata inizia presto, alle 8 io e Liza siamo già fuori casa, per una veloce passeggiata. Al rientro in casa,
mentre i ragazzi si preparano ad affrontare quest’altra escursione, io preparo qualche panino per fare uno spuntino durante il ritorno, ci aspetta una camminata lunga su sentieri sterrati percorsi dai pellegrini nel corso dei secoli.
Andremo a visitare i Monasteri, quindi lasciamo Liza a casa e ci incamminiamo, scendendo lungo i viottoli che incorniciano la rocca abbaziale, fino alla cartiera dismessa. Da lì percorriamo un breve tratto di strada provinciale e poi ci imbattiamo sull’antica strada che porta fin su  in cima al monte che si affaccia a quello da cui siamo partiti. Il sentiero è tutto in salita, per lo più composto da gradini fatti di ciottoli e abbastanza difficoltoso da percorrere, ma non ci arrendiamo. Dopo circa un’ora di cammino, arriviamo al Monastero del Sacro Speco, dove S. Benedetto visse per circa tre anni in solitudine dedicando la maggior parte del tempo a pregare e lavorare. Dinnanzi a noi una struttura spettacolare, incastonata nella roccia a strapiombo sul fiume , ci fa sentire piccoli e inerti, il piccolo corridoio con le vetrate che si aprono alla natura, ci conduce verso il santuario. ..che spettacolo, affreschi dipinti ovunque si possa volgere lo sguardo, colori accesi, e volte che si susseguono, ci fanno rimanere meravigliati per tanta bellezza. I disegni propongono, la vita di Gesù, alcune parti della Bibbia, la vita di S. Benedetto, l’arrivo di S. Francesco eccetera. La piccola grotta dove il Santo si soffermava pregare e dove i pastori con un piccolo cestino di vimini ogni giorno dall’alto gli calavano qualcosa da poter mangiare, mi fa sentire spropositata, investita da tanta semplicità e privatezza di qualsiasi bene l’uomo possa desiderare o avere. Dalla chiesa Superiore si accede tramite delle piccole scalinate alla chiesa inferiore, sempre decorata in ogni sua parte, più in basso una zona delimitata da rocce si dice che S. Benedetto facesse catechismo ai pastori che volessero ascoltare la parola di Dio. Da lì si accede ad un cortile affacciato ai monti dove un roseto ricco di piante ora a riposo per l’inverno che incalza, e dove si racconta che il Santo si fosse rotolato tra le spine per affrontare e scacciare il demonio tentatore.
In una piccola cappellina, un affresco molto pregiato riporta le fattezze originali di S. Francesco, quando giunse al Sacro Speco per pregare sui luoghi di S. Benedetto mentre si dirigeva verso Roma per incontrare il Papa e farsi rilasciare la bolla con le regole dell’ordine dei francescani. Il desiderio di fare questo viaggio proprio a Subiaco, nasce da qui, dall’aver visto per caso in TV un giorno come tanti, il dipinto del giovane e intraprendente Francesco, divenuto poi Santo e patrono D’Italia.
Dopo aver visitato la Cattedrale di Assisi, questo è ciò che un cristiano possa desiderare di vedere nella sua vita. Se si pensa alla semplicità con cui entrambe i piccoli uomini hanno condotto le loro vite, senza averi, e con la sola fede e determinazione, appare strabiliante, mentre noi oggi, non siamo capaci di fare a meno delle cose più banali. Loro forse rappresentano per me l’essenzialità dell’essere umano.
Dopo la visita al Monastero del S. Speco, ripercorriamo a ritroso per un breve tratto la strada dei pellegrini, arrivando fino al Monastero di S. Scolastica, sorella gemella di S. Benedetto, ma scopriamo che oggi non è aperto alle visite a causa della Funzione Pontificia in atto. Da un piccolo portoncino entriamo in un’area cortilizia che conduce all’ingresso laterale della chiesa dove si sta celebrando la messa. L’altare è circondato da monaci di diverso rango, in divisa bianco- crema , mentre altri in divisa bianca e nera la sottana, portano i doni all’altare, ai lati due gruppi distinti di coro, l’uno composto da cittadini comuni, l’altro da persone appartenenti al clero intonano canti gregoriani. La chiesa, non grandissima, è molto luminosa, poche decorazioni la impreziosiscono , prevale il bianco delle pareti ed il crema della pietra calcarea che qui viene molto utilizzata, simile al travertino, ma più porosa e di cui il territorio ne è ricco.
Usciamo in silenzio e ci avviamo verso un punto di ristoro che però in questo periodo dell’anno è chiuso, per mangiare il nostro panino e riprendere le forze prima di ricominciare il cammino. S.Scolastica, è un monastero molto ampio, costruito su base quadrangolare come sono tipiche le costruzioni monacali, al centro un giardino, visibile per ora solo dall’alto, al di fuori dell’intera struttura. Un cartello indica l’entrata alla biblioteca; entriamo nel piccolo cortile al quale accede l’entrata principale e suoniamo al citofono, come indicato. dalla porta  un breve clic e si apre davanti a noi. Oggi la meraviglia di stupirci non ci abbandona: libri antichissimi, risalenti al medioevo, sono custoditi all’interno di vetrine. Interamente scritti a mano, dai monaci ai quali veniva dato il compito di trascrizione e di pittura delle piccole miniature, ci lasciano a bocca aperta. Delle meraviglie scritte in latino riportanti, alcuni passi della Bibbia, del vangelo, dei canti gregoriani, altri atti notarili, altri ancora le parole enunciate dai politici dell’epoca  e che dovevano rimanere impresse sulla carta pergamena; una grande macina a pietra, rimane nell’angolo della sala, a ricordo della produzione della carta a partire dagli stracci.
Insomma S. Benedetto che a suo tempo volle che parole rimanessero scritte nel tempo, ci ha fatto arrivare capolavori che mai più potranno ripetersi.
Ritorniamo sui nostri passi, e a poca distanza, un cartello indica il luogo dove Nerone costruì la sua villa imperiale. Ora i ruderi sono visibili dalla strada, ma considero un peccato non poter visitare anche dall’interno il sito archeologico. L’imperatore romano all’epoca del suo regno, qui fece costruire tre dighe per contenere e dirigere il fiume Aniene, fiume importante per l’acqua che arrivava fino a Roma e veniva utilizzata per lo più per le terme, ma anche per la fontana di Trevi, ancora oggi funzionante.
Dopo questa sosta , riprendiamo il cammino verso il paese. Insomma oggi abbiamo camminato per molti chilometri, attraversando secoli di storia.
Tornati a casa, un panino ci sta bene, ci si riposa e poi via, nuova passeggiata tra i vicoli del centro storico per scorgere nuovi angoli.
La serata termina con una cena leggera.
6° giorno, sabato
Oggi apre le porte al pubblico la Rocca, antica sede di famiglie prestigiose che sormonta l’intero paese di Subiaco. Non  possiamo perdere la visita e così ci incamminiamo. Certo, da dove abbiamo l’appartamento in affitto, la distanza è breve: in linea d’aria!
La rocca dei Borgia, si trova all’intero delle mura che confinano l’intero feudo. Al centro, il caseggiato abitazione prima dei Borgia, poi dei Colonna e poi dei borboni, dove certa è la nascita di Lucrezia, mentre non è sicura quella del fratello, era ,,,, un viaggio alla scoperta di come gli abati vissero dal trecento al settecento e come i sudditi soggiogati dal potere spirituale che i clerici possedevano e dal desiderio di vivere la vita nell’aldilà  che fosse paradisiaca, potessero nella realtà quotidiana vivere di stenti, fame e povertà.
7° giorno
Il nostro viaggio si conclude con il ritorno a casa, nel milanese, percorrendo la strada a ritroso, da Subiaco per Roma ed infine Milano.
Casa dolce casa, come non mai attendiamo di essere lì.

Comunque tutto finisce, anche questa avventura; da domani si torna al lavoro ed alla vita di sempre.

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