31 luglio 2016

01/08/2016

Una mattina in ospedale

Pensieri di una donna in un momento particolare della sua vita

Già, poco comune ma che nella mia vita si ripete per l’ennesima volta. Questa però pare sia una prova un po’ più dura rispetto alle precedenti.

È l’insolita giornata di vita vissuta in ospedale, non come professionista oggi, ma come donna che vive l’esperienza dell’intervento chirurgico, che in qualche senso ti espropria del diritto di chiamarti donna perché ti tolgono gli attributi per procreare.

Vero, l’utero non è tutto, ma sicuramente, dà che il Signore ha voluto creare l’uomo e la donna sulla faccia della terra, beh già da allora il significato primo , dell’esistenza stessa dei due esseri, era proprio quello della procreazione; è anche vero, che la donna non può dare alla luce figli fino alla morte, ma la natura ci viene incontro in questo, stabilendo un limite massimo di età, affinché i bambini nati dall’unione dell’uomo e dalla donna, possano vivere quanto più a lungo, educati alla vita autonoma ed evitare l’estinzione dell’uomo e , procrastinando la vita sulla terra.

L’utilità di avere quest’organo è notevole, anche se sinceramente una donna su tre nella sua vita ha avuto qualche problemino, di vario genere certamente, ma comunque l’ha avuto.

Ora: il motivo del mio soggiorno qui ormai credo sia piuttosto chiaro, una isterectomia totale con exeresi degli annessi cutanei per un minimo coinvolgimento dei tessuto circostanti dati da un tumore, e dopo sei giorni di ricovero, ancora dal drenaggio addominale esce liquido proveniente dalla cavità addominale.

Ecco allora che dopo aver smaltito gran parte dei farmaci antalgici che non mi consentivano tra l’altro di essere particolarmente lucida, ricompaiono i pensieri, quelli più profondi e intimi che solitamente stanno nel cuore aspettando di riemergere.  Di notte questi pensieri con l’oscurità ed il silenzio, ce la fanno, e irrompono con tutta la loro energia, svegliandomi si soprassalto con la tensione di avere qualcosa da fare o da dire all’improvviso. Cose che possono essere a volte anche banali, chissà perché in quel momento appaiono come gigantesche montagne insormontabili. Poi, con calma, respiri profondi, ti rendi conto pian piano che i dubbi e le incertezze e anche le paure, si ridimensionano, lasciando il posto man mano a pensieri più dolci e accoglienti, e ti ripropone di rimandare ad un momento più consono i grovigli di pensieri, un momento più clamore lucido in cui è più facile sbrogliare il tutto venendo a api di ogni filo, e cominciare così una nuova tela.

In fondo, non è di notte che si possono risolvere i problemi della tua vita no? ma con la pazienza, determinazione e risolutezza, in pratica in un altro momento.

Il giorno, oggi, nasce con la consapevolezza che una lunga ed estenuante attesa mi accompagnerà per qualche settimana. È un’attesa data dalle analisi dell’analogo patologo, il quale rivelerà la natura e la conseguente prosecuzione di ulteriori terapia a cui sottopormi per guarire da questo cancro.

Ma quello che faccio fatica a spiegarmi, e qui vorrei suggerimenti.

Nel corso della mia vita, sono arrivata a diventare infermiera laureandomi a quaranta’ anni. Durante il tirocinio nel corso dei tre anni, rimanendo molto colpita dalla mia reazione e dai miei atteggiamenti verso coloro che sono affetti da questo male e del modo di operare dei colleghi in questo contesto, decisi di approfondire, attraverso gli studi, tutte le discipline correlate, come psicologia, radioterapia, farmacologia, infermieristica clinica in ambito oncologico, ecc.  e portando come tesi di Laurea al termine del percorso di facoltà, uno studio sull’applicazione della Legge 38 che sostiene il controllo del dolore nel malato oncologico e cronico fino al termine della vita, con tutti gli aiuti possibili che possono esserci, farmacologici e non.

Dopo la laurea vengo assunta in ospedale, e lì mi viene proposto proprio di lavorare in reparto di oncologia, inizialmente ero molto spaventata, sia per il nuovo ruolo assunto, sia perché tutte quelle persone che assisti, ti coinvolgono emotivamente perché arrivano tanto carichi di vissuto esperienziale personale, quasi da toglierti il fiato.

Colgo l’occasione quindi per iscrivermi all’unico Master in infermieristica oncologica che sia mai stato fatto in Italia, e che forse pochi ne saranno in futuro…. Gli altri sono tutti dedicati ai vari aspetti in ambito oncologico, il più frequentato è forse quello di cure palliative.

E non bastasse, al termine dell’anno di studi, sono chiamata a far parte del gruppo di lavoro per il miglioramento dell’assistenza infermieristica, attraverso la progettualità e sperimentazione di nuovi modelli assistenziali, divenendone il leader.

A questo punto della mia vita, sia essa personale che professionale, essenzialmente mi chiedo, perché a me e perché ora.

Io credo che la risposta sia semplice… il vissuto in prima persona di quanto vivi accanto alle persone che assisti ogni giorno, rivestendo un ruolo professionale, ti aiuta a comprendere l’incomprensibile.

Attenzione, non dico che ogni infermiere deve vivere una storia di malattia per lavorare, assolutamente no. Solo, credo che questo sia un modo, per me e solo per me, di diventare una persona ed un’infermiera migliore.

I tanti e noti studi, rivelano che ogni persona per uscire dal tunnel della malattia, debba in qualche modo assegnarle una spiegazione al fatto che essa si sia presentata, c’è chi sostiene sia un fatto divino, chi perché ha commesso molti peccati, chi lo allega al destino, chi si arrabbia con gli altri, chi non sa a chi attribuirne la colpa.

Anche io in tutto questo, non esente dalla messa in atto di tutti quei processi che portano a meccanismi di difesa mentali, cerco di darmi una spiegazione, più che altro forse lo si fa per sopravvivere.

Quindi la mia spiegazione la riporto a quanto ho detto sopra.

Comunque nel rispetto delle idee di ognuno, cerco anche altre spiegazioni, se qualcuno può darmele, ricordando la successione degli avvenimenti che sono capitati nella mia vita negli ultimi anni e che mi hanno portata ad essere qui oggi, anche per scrivere.

Buona giornata a tutti,

Viviana

 

 

 

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